Una vita non si può manipolare

Pubblichiamo ampi stralci di un articolo apparso sul Quotidiano Nazionale il 22 dicembre 2006, scritto da mons. Luigi Negri a commento della vicenda Welby. Parole che possono sicuramente risultare utili per giudicare la recente approvazione, da parte della Regione Emilia Romagna, della legge sul suicidio medicalmente assistito (dopo Toscana e Sardegna).


Per i cristiani la morte, da sempre, ha una sua maestà. Per questo per secoli si è parlato della maestà della morte. Noi sappiamo che non nasciamo dal nulla e non finiamo nel nulla: per questo la morte ha una sua maestà, perché è l’inevitabile passaggio all’eterno. L’uomo che è vissuto, ha amato, lavorato, sofferto ed è morto, appartiene ormai all’eterno: la sua vita è fiorita in quella immortalità che costituisce la scintilla più profonda di ogni cuore, quella che Agostino chiamava la «scintilla dell’anima». (…)

Ma la battaglia culturale innestata a partire dal caso Welby è una battaglia infame, non ha né profondità né dignità. Mi sembra che come si persegue un edonismo del vivere, si pretenda, in modo assurdo, l’edonismo del morire.

Cari amici laicisti, perché è solo il laicismo deteriore e un po’ becero che può sostenere la legittimità e addirittura il valore dell’eutanasia, la questione è molto radicale.

O la vita è possesso dell’uomo, e quindi può diventare un progetto e quindi può essere manipolata al suo sorgere, nel suo svolgersi, nel suo compiersi. Le manipolazioni biologiche, l’eutanasia, sono due modi in cui si esprime il delirio di onnipotenza dell’ideologia tecno-scientista. E poi progetto di che? Di una vita che non si sa da dove viene e si sa bene dove va: verso il nulla. Allora il problema non è come si muore, ma come si vive.

O la vita è così, o la vita è il trasbordare del mistero di Dio, che gratuitamente genera dal fondo della sua stessa vita l’uomo, dentro la straordinaria bellezza del cosmo; e l’uomo partecipa della vita stessa di Dio e il tempo dell’esistenza è il tempo del ritorno a Dio, di una vita piena di verità, di bellezza, di bene e di giustizia.

Una vita come questa non si può manipolare, mai. Perché non si può manipolare Dio. Il tentativo di manipolarlo ha aperto nella storia dell’umanità vicende tragiche e comiche insieme. Tutta l’ideologia dell’eutanasia è l’ultima di queste vicende tragicomiche.

Certo la malattia, il dolore fisico, i processi terminali aprono una dialettica terribile nell’orizzonte della positività della vita: ma è proprio dalla positività della vita che nasce anche la forza per sopportare le prove, anche le più tremende.

Si può anche sbagliare: ma l’errore è sempre un errore, deve essere giudicato come tale: non può mai diventare un diritto civile.

Noi amiamo tutti gli uomini, soprattutto quelli che soffrono le più diverse forme di ingiustizia; e certe malattie sono una tragica forma di ingiustizia. Noi desideriamo che la nostra carità sappia farsi carico di tanti uomini concreti, che vivono tante sofferenze e dolori concreti. Ma non riconosceremo mai all’ideologia laicistica e tecno-scientifica il valore della verità.


tratto da Luigi Negri, Una vita non si può manipolare, Quotidiano Nazionale, 22 dicembre 2006