28 giugno 1972. L’ordinazione sacerdotale di don Luigi Negri

Nella ricorrenza del cinquantaquattresimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale di don Luigi Negri (28 giugno 1972), pubblichiamo due documenti utili per comprendere la consapevolezza con la quale egli ha vissuto il suo ministero: la lettera rivolta ai fedeli della Chiesa della Medaglia Miracolosa di Milano (parrocchia di appartenenza dove il 29 giugno 1972 celebrò la sua prima Messa), datata 6 maggio 1972; alcuni stralci dell’omelia tenuta davanti a un gruppo della Fraternità di Comunione e Liberazione in occasione del suo sessantesimo compleanno, 26 novembre 2001.


Carissimi Fratelli nel Signore,

concluso il periodo di preparazione, che è stato prevalentemente dedicato a ritrovare quotidianamente il contatto vitale e tonificante con Gesù Cristo ed a studiare i dati della tradizione teologica della Chiesa, mi avvio all’ordinazione sacerdotale, che riceverò Mercoledì 28 Giugno in Duomo, per l’imposizione delle mani del Cardinale Arcivescovo.

E innanzitutto questa mia incondizionata disponibilità alla Chiesa e al Suo servizio — come Presbitero — che intendo mettere in comunione con voi tutti cui, al di là della conoscenza personale, mi lega l’appartenenza allo stesso ambito di Chiesa, quale è la nostra Parrocchia.

Intendo essere, nel mondo degli uomini di oggi — con la Parola e il Sacramento — annuncio di Gesù Cristo morto e risorto, che è l’unica possibilità di salvezza, e, quindi, la fonte dell’autentica liberazione dell’uomo: due mila anni fa come oggi.

È questo annuncio pacificante che vi propongo alla vostra coscienza, è di esso che mi faccio, con voi e per voi, «servo» nel mondo: per rispondere con la Parola di Verità e di Vita, alle formidabili attese del tempo in cui viviamo.

Celebrerò la mia santa Messa per i miei parenti, gli amici, e quanti della comunità parrocchiale vorranno essermi anche personalmente vicini, Giovedì 29 Giugno alle ore 17,30 nella Chiesa Parrocchiale.

Vi ricordo tutti al Signore e chiedo a tutti — soprattutto ai bambini e a coloro che soffrono — una preghiera che mi accompagni nell’ultimo tratto del mio cammino al Sacerdozio.

Vostro
don Luigi Negri
Venegono, 6 Maggio 1972


Don Luigi Negri durante la celebrazione della sua prima Messa

Il miracolo umano di Cristo nella storia è la Chiesa, è il popolo di Cristo al quale apparteniamo per sempre, al punto che neanche la morte ce ne separa. Che il popolo esista, che il popolo viva, che il popolo sia aiutato a ritrovare la fede, a vivere la fede, che la fede evocata e comunicata diventi principio di giudizio nel mondo, diventi affezione, diventi scoperta della propria vocazione, diventi condivisione: questo è ciò per cui, più definitivamente di prima, vivo la mia vita. Non esiste altro da fare, non esiste altro che il popolo del Signore, questa realtà che sfida la storia. Per questo i Padri dicevano che la Chiesa è la Trinità nella storia. Questo pezzo d’eternità, che sta nel tempo e nel quale possiamo essere “insieme”. Che esista questo, tutto il resto è un’aggiunta: se Dio la manda bene, se Dio non la manda è lo stesso.

Dice S. Ambrogio: “Dove cercheremo dunque Cristo? Nel cuore di un sacerdote prudente.” Essere all’origine, immeritatamente ma consapevoli di essere all’origine del popolo cristiano, farlo nascere, sostenerlo, educarlo, fargli compagnia, ricevere da lui molte volte di più di quello che si dà, sentirsi parte di un’amicizia che non ti lascia mai, nella buona e nella cattiva sorte. Queste sono le cose che mi consegnano questi anni, rinnovando la mia decisione per il Signore e per la sua Chiesa nella forma gratuita e bellissima di questa nostra compagnia, che del popolo cristiano è un esempio straordinario, efficace, intensissimo, appassionato e grande, nella forma di questa nostra Fraternità. Ho vissuto questi anni amando la Santa Chiesa di Dio in tutte le sue forme, con una passione infinita. Quella stessa passione che provo tutte le volte che dovendo dire Messa, ora qua ora là, mi fa sentire padre di quel pezzo piccolo di Chiesa per cui sto dicendo Messa, a cui sento di appartenere con la stessa radicalità, con la stessa dedizione con cui da tanti anni appartengo a questa nostra Compagnia. Che il Signore continui ad avere misericordia di noi.

don Luigi Negri, Omelia,
Basilica di Sant’Eustorgio, Milano,
26 novembre 2001