Dalla morte passando alla vita

Questo inno di Vitorchiano è straordinario per la sua bellezza e la sua profondità teologica: “Dalla morte passando alla vita, giungeremo alla terra promessa”. Descrive la vita cristiana di ogni momento, non solo dell’ultimo istante. Il passaggio dalla morte alla vita avviene nella profondità dello spazio e del tempo e il versetto citato lo descrive perfettamente. Dalla morte passando alla vita ogni giorno giungeremo al compimento misterioso, inconcepibile, inimmaginabile, dell’ingresso di tutto il nostro essere nella gloria di Cristo risorto

 

«Tu ci guidi

nell’Esodo nuovo,

alla gioia profonda

di Pasqua:

dalla morte

passando alla vita,

giungeremo

alla terra promessa».

« Questo inno di Vitorchiano è straordinario per la sua bellezza e la sua profondità teologica: “Dalla morte passando alla vita, giungeremo alla terra promessa”. Descrive la vita cristiana di ogni momento, non solo dell’ultimo istante. Il passaggio dalla morte alla vita avviene nella profondità dello spazio e del tempo e il versetto citato lo descrive perfettamente. Dalla morte passando alla vita ogni giorno giungeremo al compimento misterioso, inconcepibile, inimmaginabile, dell’ingresso di tutto il nostro essere nella gloria di Cristo risorto.

La vita cristiana è un cammino, è il cammino che sperimenta nella profondità di ogni istante questo inaudito aprirsi della vita sotto la morte. Così Cristo ci rende partecipi della sua morte e della sua risurrezione facendoci vivere ogni istante della giornata e della vita come continuo passaggio. Passare continuamente dalla morte alla vita conferma il nostro cammino, rende forte il cuore, rende viva l’intelligenza, rende certa la nostra speranza, ci fa partecipi di una vittoria già accaduta ma da conquistare, e Dio ci permette di conquistarla ogni giorno.

La preoccupazione pedagogica ed educativa della Quaresima è di aiutarci a vivere la fede (cioè il riconoscimento dell’avvenimento di Cristo) in modo sempre più reale, sempre più impegnativo, facendoci maturare sempre più in profondità nella coscienza di ciò che è accaduto.

fotografia di mons. Luigi Negri

La Quaresima, infatti, è il momento in cui il cuore della Chiesa, e quindi il cuore di ciascuno di noi, deve vivere la grande conversione dell’intelligenza che ha vissuto lo stesso Signore Gesù Cristo nel suo cammino di maturazione. È un tempo di pedagogia. Per Gesù il Padre era tutto e l’opera, che il Padre gli dava da fare, era tutto. Egli non poteva immaginare sé stesso prescindendo dal Padre. Il tentatore gli pone una immagine di sé e del suo rapporto con la realtà che prescinde da Dio e Gesù gli risponde: «Sta scritta un’altra cosa». Se rileggete il brano bellissimo e tremendo delle tentazioni del Signore (cfr. Mt 4, 1-11), vedrete che il contenuto di quel “sta scritto” è affermare che Dio è tutto. Questo periodo liturgico, dunque, ci consente di approfondire la coscienza della nostra vocazione cristiana in modo che il cuore, su questo riconoscimento dell’intelligenza, assista e generi la nostra esistenza davanti a ogni circostanza, in ogni istante della nostra vita. Perché proprio questo è il paradosso: la moralità nasce per grazia di Dio, per potenza dello Spirito, ma, allo stesso tempo, è qualcosa a cui partecipiamo, che in qualche modo generiamo anche noi come il frutto più segreto e più bello, più profondo della nostra affezione.

Tutta la pedagogia della Chiesa in questo periodo di Quaresima è sul tempo, sul momento. Questo è il momento favorevole, questo è il momento in cui capire realmente ciò che è accaduto perché, capendo ciò che è accaduto, ciascuno lo voglia, lo ami, lo assuma, lo assimili a sé e lo voglia nella concretezza della propria libertà. La Quaresima è un momento pedagogico. Durante la Quaresima dovremmo imparare a vivere ogni istante della vita, dovremmo maturare:

«La salvezza è più vicina ora di quando abbiamo incominciato a credere» (Rm 13, 11), dice san Paolo.

Ma cosa vuol dire «più vicina di quando abbiamo incominciato a credere»? Cristo è sempre davanti a noi, sempre ci coinvolge nel suo evento che è l’evento positivo della sua storia; Egli non cambia, non si fa più vicino o più lontano a suo piacimento: è l’impegno che noi prendiamo con Lui che ce lo rende più vicino o più lontano. Diventa sempre più vicino l’evento della salvezza, se l’atteggiamento dell’intelligenza e del cuore matura, se di fronte a questo avvenimento che ci definisce assumiamo una posizione reale, vale a dire una posizione che coinvolga la nostra intelligenza e il nostro desiderio di comprendere, e, insieme, coinvolga la nostra capacità di bene e di dedizione, il nostro amore».


(Tratto da Il Mistero si fa presenza. Meditazione sui tempi liturgici, Edizioni Ancora, Milano 2000, pp. 95-98)

Immagine in evidenza: Cariani, Resurrezione di Cristo (particolare), Pinacoteca di Brera, Milano