Il Vescovo Giuliadori sul card. Ferrari e su mons. Negri

Immagine dell'ingresso dell'Università Cattolica

Ricordiamo Mons. Negri per avere lasciato una traccia profonda, preziosa per tutti noi e anche all’interno dell’esperienza di Comunione e Liberazione.

Esiste un sottile filo che collega le letture dell’odierna liturgia con la memoria delle due figure delle quali vi ho detto all’inizio della celebrazione, il beato cardinale Andrea Carlo Ferrari, Arcivescovo di Milano di cui celebriamo la memoria liturgica e dell’Arcivescovo mons. Luigi Negri di cui celebriamo il trigesimo della nascita al Cielo. Nei testi che abbiamo proclamato si parla del grido che si alza verso Dio e della supplica rivolta al Signore Gesù.

Nella Prima Lettura (2Sam 18,9-10.14.24-25.30;19,1-4), Davide prega, supplica per il figlio, Assalonne, e piange perché gli si è rivoltato contro ed è morto. Nel Vangelo (Mc 5,21-43) anche uno dei capi della sinagoga piange e si rivolge disperato al Signore per la sua figlioletta, così come la donna ammalata da tanti anni si accosta furtivamente al Signore per trarne beneficio.

Di fronte al dolore Dio consola, Gesù dà risposte concrete. C’è sempre un’attesa, un desiderio che nasce dalla ricerca di essere rigenerati, di essere risollevati. Quel talitha kum, autorevolmente pronunciato da Gesù, vale anche per noi oggi, perché il Signore ci prende per mano attraverso le persone che fanno la storia, cioè che sanno porre segni di salvezza e di grazia nella concretezza della vita, delle vicende umane.

Allora ricordiamo quest’oggi due figure che si inscrivono proprio in questo fluire di gesti e di segni di salvezza.

Abbiamo un dovere morale dà assolvere perché nelle celebrazioni del centenario dell’Università Cattolica abbiamo reso omaggio a tutti ma forse a una persona non abbiamo dato il riconoscimento dovuto, ovvero proprio all’arcivescovo Ferrari.

Perché noi parliamo di Gemelli, il grande ideatore, ricordiamo Toniolo che sicuramente ha ispirato la nascita di questo Ateneo, veneriamo Armida Barelli, che sarà beata, senza della quale non avremmo avuto le risorse necessarie per mandare avanti questa impresa; giustamente facciamo riferimento a Ludovico Necchi che ha avuto una grande parte, strumento nelle mani del Signore per la conversione di Gemelli e per tutto quello che ha fatto con spirito francescano; il conte Lombardo per l’importante donazione; mons. Olgiati che ha animato spiritualmente e culturalmente la vita dell’Ateneo. Ma tutto questo non si sarebbe realizzato senza il cardinal Ferrari.

Vorrei leggervi qualche riga che egli scrisse il 12 ottobre del 1920, qualche settimana prima della sua morte, avvenuta il 2 febbraio 1921. Egli pertanto non riuscì ad arrivare all’inaugurazione dell’Ateneo – avvenuta il 7 dicembre 1921 – ma l’Università Cattolica non sarebbe mai nata senza di lui. Fu lui a sostenere più di chiunque altro questa idea e vi dedicò gli ultimi mesi della sua vita, quando era ormai gravemente ammalato da tempo. Aveva un tumore, la sua vita era segnata e faceva anche molta fatica, ma egli non si esonerò dal portare avanti il progetto andando ben due volte a Roma e, a quei tempi, nelle sue condizioni, non era proprio una passeggiata.

Andò a Roma da Papa Benedetto XV che, sulla spinta, la convinzione e la determinazione del card. Ferrari, portò avanti in maniera rapidissima il processo di istituzione dell’Ateneo, proprio per fargli un dono. Infatti, come sapete, l’erezione canonica arrivò il 25 dicembre 1920, proprio perché il Papa volle fare un omaggio al cardinal Ferrari, che da lì a poco sarebbe scomparso.

Proprio il card. Ferrari, il 12 ottobre e quindi un anno prima dell’inaugurazione, aveva annunciato alla diocesi con una lettera stupenda – che invito a rileggere se ne avete la possibilità – che questa impresa sarebbe stata realizzata. In questa lettera egli fa un riferimento a quello che Benedetto XV aveva proposto a tutta la Chiesa in occasione della memoria dei millecinquecento anni di san Girolamo, invitando tutti allo studio della Scrittura. Egli richiamava l’Enciclica Spiritus Paraclitus suggerendo che l’impresa che fece san Girolamo nel difendere e nel diffondere la cultura cattolica, soprattutto attraverso la traduzione della Parola di Dio, i contemporanei potevano ripeterla attraverso l’iniziativa dell’Università Cattolica.

Egli scrive: «Fratelli e figli carissimi, anche noi possiamo fare propri questi accenti. I barbari moderni, che stanno distruggendo nella società ogni principio di ordine e di autorità, saccheggiano nelle coscienze e pongono a ferro e fuoco i sentimenti di fede e di virtù che il cattolicesimo ha diffuso nel mondo. Per potere tradurre in opera la Parola della Scrittura nascerà l’Università Cattolica».

E, dopo aver descritto tutto ciò che aveva fatto andando a Roma, aggiunge: «Ci si è rimproverato spesso che noi siamo i nemici del sapere. L’Università risponderà coi fatti a questa calunnia. Ecco secondo la leggenda un leone ferito, risanato da san Girolamo, diventò il custode dei monaci di Betlemme e l’ausiliario del loro lavoro, così la scienza. Questo leone, spesso ferito da errori e pregiudizi, sarà il custode della nostra santa religione.

La scienza non come strumento di offesa alla verità ma strumento privilegiato proprio per contrastare gli errori e la falsità e noi speriamo che la nostra Università abbia da preparare all’Italia giorni più sereni , formando uomini competenti nelle scienze umane ma addestrati e coltivati con spirito cattolico in questi tempi tristi dove dobbiamo piangere l’apostasia religiosa insieme a un terribile spaventoso assorbimento sociale. Noi pensiamo come salvezza alle due facoltà che abbiamo intenzione siano ora fondate: la facoltà di Filosofia e quella delle Scienze giuridico sociali economiche. L’università, in una parola, vivificherà e compirà il lavoro che si svolge nel movimento giovanile e che presto nella nuova casa del popolo si farà sempre più intenso a beneficio delle classi lavoratrici». Egli prosegue poi ricordando alla fine quell’amicizia tra san Girolamo, sant’Ambrogio e sant’Agostino che si riverbererà nel tempo e che si riflette sulla nascita di questo Ateneo, affidandogli un compito straordinario.

Così, se permettete, dobbiamo davvero ricordare con gratitudine immensa la figura del cardinal Ferrari. Ha accompagnato la nascita dell’Ateneo per un breve tratto ma lo ha fatto con tale intensità, con tale convinzione, con tale visione che, davvero, anche la sua collaborazione merita di essere iscritta tra quella dei fondatori di questo Ateneo.

Oggi era l’occasione giusta per potere condividere con voi questo giudizio e per esprimere tutta la nostra gratitudine al beato cardinal Ferrari.

Lo dobbiamo fare anche ricordando coloro che nel tempo hanno vissuto, con la stessa passione, con la stessa intensità, la vocazione e la missione dell’Università Cattolica: essere un luogo dove, attraverso la scienza, si rende onore a Dio, da cui discende ogni sapienza, e si affrontano le grandi sfide del nostro tempo.

Quindi credo che, per ricordare anche mons. Luigi Negri, oggi sia proprio un contesto appropriato, perché qui, in Cattolica, egli si è laureato nel 1965, dopo avere frequentato il Liceo Berchet, dal 1955 al 1960, dove aveva conosciuto Luigi Giussani, diventandone uno dei più stretti collaboratori, prima in Gioventù Studentesca, poi nella fondazione e nello sviluppo di Comunione e Liberazione. Nel suo animo aveva il convincimento profondo di dovere portare la novità della fede nell’agone del nostro tempo, nelle grandi questioni sociali, soprattutto nel dibattito sulla libertà di insegnamento, ritenuto necessario per sfondare quel pregiudizio statalista che comprime la libertà di educazione nella sola azione dello Stato.

Egli ha fatto un lavoro enorme su questo aspetto e d’altra parte l’impegno educativo è anche uno degli elementi costitutivi del carisma di Giussani, di Comunione e Liberazione, e molti di voi che fanno questa esperienza educativa sanno bene che cosa voglia dire ricevere un sostegno, una guida, una luce che ci accompagna nel cammino, che ci permette di tirar fuori quel bene, quel disegno di amore, quei talenti che il Signore ci ha donato. E mons. Negri lo ha fatto anche poi da docente presso questa Università, collaborando con i corsi di Filosofia, e successivamente, per tanti anni, come docente di Teologia. Anche quando in seguito è diventato nel 2005 vescovo della diocesi di San Marino-Montefeltro e nel 2012 di quella di Ferrara-Comacchio dove vi si è insediato nel 2013.

Io l’ho conosciuto proprio in questa fase, quando anche io sono diventato vescovo nel 2007, quindi poco dopo la sua nomina. Ci siamo incrociati tante volte nelle attività della Conferenza Episcopale Italiana e, oltre alla sua storia e al suo impegno, alla sua dedizione, ho sempre apprezzato la sua assoluta determinazione nel non lasciarsi mai condizionare da niente, così come il suo andare contro corrente, il suo essere capace di portare avanti il valore e la fondatezza di una visione incentrata sulla ricerca del vero bene, anche quando magari si può essere un po’ impopolari o si può essere anche contrastati e bisogna avere la forza per essere sempre a servizio della verità e del bene.

Egli lo ha fatto promovendo in particolare la Dottrina sociale della Chiesa della quale si è fatto araldo, animando tante iniziative e divulgando in modo speciale il pensiero di san Giovanni Paolo II.

Lo ricordiamo con gratitudine per avere dato prestigio e avere anche dato concretezza a questo spirito originario del nostro Ateneo; lo ricordiamo per avere lasciato una traccia profonda, preziosa per tutti noi e anche all’interno dell’esperienza di Comunione e Liberazione.

Con questi sentimenti di gratitudine sull’altare mettiamo anche il nostro personale desiderio di crescere nella misura di quella perfezione, di quella sapienza che viene da Dio di cui tutti siamo servitori, sapendo che il Signore ci prende per mano e invita a ciascuno di noi ad alzarsi, a rinascere, a riprendere il cammino e ad accogliere tutto quel fiume di grazia che proviene da Lui, come avviene alla donna risanata. Ciò può consentire a noi di affrontare le sfide del nostro tempo, che non ci mancano, fiduciosi che con l’aiuto del Signore possiamo farcela.

Sia lodato Gesù Cristo!


Mons. Claudio Giuliodori – Assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica – Omelia Trigesimo Mons. Luigi Negri – Cappella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – Milano – 1 Febbraio 2022