In occasione della 48ª Giornata Nazionale per la Vita, pubblichiamo ampi stralci di un articolo scritto da don Luigi Negri a commento della Evangelium vitae di san Giovanni Paolo II.
Il Vangelo di Gesù Cristo, che è contemporaneamente il Vangelo del valore della dignità della persona umana, diviene, indissolubilmente e conseguentemente, il Vangelo della Vita umana.
«La gratitudine e la gioia per l’incommensurabile dignità dell’uomo ci spinge a rendere tutti partecipi di questo messaggio. Quello che abbiamo visto e udito noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. È necessario far giungere il Vangelo della vita al cuore di ogni uomo e di ogni donna ed immetterlo nelle pieghe più recondite della società» (EV, 80).
In tale proclamazione del Vangelo della vita si compie una svolta culturale di portata storica. È lo stesso Giovanni Paolo II a determinare il ruolo storico di questa enciclica, nel contesto globale del Suo magistero ed ancor più nella stretta finale della cultura e della società contemporanea. È il Papa stesso a stabilire un rapporto fra la Rerum novarum di Leone XIII e la Evangelium Vitae.
«Come un secolo fa ad essere oppressa nei suoi fondamentali diritti era la classe operaia, e la Chiesa con grande coraggio ne prese le difese, proclamando i sacrosanti diritti della persona del lavoratore, così ora quando un’altra categoria di persone è oppressa nel diritto fondamentale alla vita, la Chiesa sente di dover dar voce con immutato coraggio a chi non ha voce. Il suo è sempre il grido evangelico in difesa dei poveri del mondo, di quanti sono minacciati, disprezzati ed oppressi nei loro diritti umani» (EV, 5).
Occorre proclamare all’uomo ed alla società di oggi il Vangelo della vita: ricordando che «il Vangelo dell’amore di Dio per l’uomo, il Vangelo della dignità della persona e il Vangelo della vita sono un unico ed indivisibile Vangelo» (EV, 2).
Nella società di oggi c’è una vasta, sistematica, organizzata congiura contro la vita, soprattutto nei momenti di maggior debolezza della vita stessa, quelli della nascita e della morte. Una congiura inedita e – se possibile – ancor più iniqua: in cui i potenti di questo mondo sopprimono violentemente la vita, disprezzando irrimediabilmente la persona e la sua intangibile dignità personale.
Proprio dove la vita avrebbe bisogno di maggiore accoglienza e volontà di promozione, il faraone di questo mondo agisce in modo determinatamente violento. (…)
Un rifiuto immotivato del mistero di Dio, una conseguente esaltazione della libertà dell’uomo, completamente sganciata da qualsiasi riferimento alla verità, e quindi concepita come totale ed istintivo arbitrio individualistico: sono questi i presupposti teorici ed antropologici che sostengono una sistematica violenza nei confronti della vita dei bambini, dei poveri, dei vecchi e dei deboli di ogni età. (…)
Il magistero sociale della Chiesa, nella sua secolare battaglia in difesa della persona umana, della sua dignità, della sua libertà, della sua responsabilità storica, aveva più volte denunciato la progressiva tendenza delle ideologie contemporanee ad eliminare la persona umana come valore ontologico ed etico. (…)
La condanna dell’aborto, dell’eutanasia, delle manipolazioni genetiche è fermissima e senza possibilità cli appello. È svelato poi senza equivoci e tergiversazioni, tutto l’apparato di carattere pseudo-scientifico di cui tentano di avvalersi i movimenti ideologico-sociali che propongono tali aberrazioni.
Le leggi permissive dell’aborto, delle manipolazioni genetiche, dell’eutanasia sono gravemente immorali: pertanto non possono vincolare la coscienza cristiana ed anche quella umana, quando sia rettamente formata.
Se la democrazia è, come è, secondo l’inequivocabile insegnamento del magistero sociale della Chiesa, l’insieme delle condizioni che rendono possibile ed ordinato il massimo di espressione della libertà personale e sociale, l’attacco alla vita fisica è un attacco grave alla più radicale condizione della democrazia stessa.
«… il valore della democrazia sta o cade con i valori che essa incarna e promuove: fondamentali e imprescindibili sono certamente la dignità di ogni persona umana, il rispetto dei suoi diritti intangibili e inalienabili, nonché l’ assunzione del ‘bene comune’ come fine e criterio regolativo della vita politica» (EV, 70).
«… senza un ancoraggio morale obiettivo, neppure la democrazia può assicurare una pace stabile, tanto più che la pace non misurata sui valori della dignità di ogni uomo e della solidarietà tra tutti gli uomini è non di rado illusoria. Negli stessi regimi partecipativi, infatti, la regolazione degli interessi avviene spesso a vantaggio dei più forti, essendo essi i più capaci di manovrare non soltanto le leve del potere, ma anche la formazione del consenso. In tale situazione, la democrazia diventa facilmente una parola vuota» (EV, 7O).
La Chiesa è il popolo che professa una incondizionata affermazione della vita umana, perché testimonia che Cristo è il Redentore dell’uomo. Nella precarietà dell’esistenza umana, infatti, Gesù porta a compimento il senso della vita di ogni uomo. Nel mistero dell’incarnazione del Verbo, ogni aspetto e dimensione dell’umano acquista un valore definitivo: e così la persona, nell’unità e nella complessità dei suoi fattori, è sottratta al potere di qualsiasi formazione umana e sociale perché è restituita alla totale appartenenza al mistero del Padre. (…)
È una proclamazione, dunque, alta e solenne che si fa con le parole, e in cui si esplicitano concretamente tutte le implicazioni etiche, antropologiche e sociali, con serena e forte sicurezza, senza cadere in alcun ricatto della mentalità ateistica.
Ma tale proclamazione è voce di un’esperienza concreta e storica di amore alla vita, nella forma esigente ed appassionata della carità. La carità connota la vita della comunità ecclesiale e da essa tende ad investire il mondo, costruendo strutture e forme di vita nuove che contengono i germi positivi e propulsivi della «civiltà della verità e dell’amore» (Paolo VI).
Mentre la società è quotidianamente percorsa da flussi che proclamano la cultura della morte, la Chiesa vive la suprema vocazione d’essere il popolo della vita, che ne proclama e ne attua la cultura. Siamo costretti a misurarci con una svolta culturale di carattere epocale: la Chiesa se ne deve assumere la responsabilità.
