Pubblichiamo la trascrizione e l’audio dell’omelia pronunciata da mons. Massimo Camisasca in occasione della Santa Messa in suffragio di mons. Luigi Negri nel quarto anniversario della sua morte.
Mons. Massimo Camisasca (Vescovo Emerito di Reggio Emilia-Guastalla)
Omelia della Santa Messa in suffragio di mons. Luigi Negri
Chiesa di Santa Maria degli Angeli e San Francesco – Milano
Sabato 17 gennaio 2026
(Letture: Is 49, 3-6; 1Cor 1, 1-3; Gv 1, 29-34)
Cari fratelli e sorelle,
l’annuale celebrazione in memoria e suffragio del nostro caro monsignor Luigi Negri mi porta a un pensiero che ritengo utile per tutti e che perciò voglio comunicare anche a voi. Nella liturgia, che ci unisce con le persone a noi più care che vivono ancora o che sono in cielo, ritroviamo, non senza difficoltà ma con stupore e gratitudine, l’unità della nostra vita nel disegno di Dio.
La celebrazione eucaristica è innanzitutto un rendimento di grazie, un atto in cui offriamo a Dio, simboleggiate nel pane e nel vino, tutte le nostre esistenze. E ritroviamo così un disegno positivo che attraversa le gioie e i dolori, le sconfitte e le vittorie, le lacerazioni e la gloria. L’unità della vita non è un processo psicologico in cui si cerca di trovare un significato a tutto, né un bilancio umano, ma è il consegnare a Dio tutto noi stessi perché Egli faccia di ciò che abbiamo vissuto e stiamo vivendo una utilità per il suo regno. Così dobbiamo guardare a noi stessi, agli amici che ancora vivono sulla terra e a quelli che vivono nel cielo, alle loro vite, al loro lascito nella storia della Chiesa e del Movimento.
Ci sono alcune categorie dello sguardo alla vita che possiamo rintracciare nella liturgia di questa domenica, utili per introdurci al cammino di riconciliazione con la memoria cui ho appena accennato. La prima categoria, presentataci dal profeta Isaia, è quella di servo: don Luigi Negri è stato innanzitutto e riassuntivamente un servo di Cristo, un servo della Chiesa. Ancora il profeta Isaia presenta il futuro Messia come servo e Gesù rilegge la propria vita, all’interno di questo mistero di donazione totale alla volontà del Padre, con il termine servo. Il servizio richiede doti di pazienza, di fiducia, di abbandono. Richiede sapienza nel leggere i tempi lunghi della storia e della vita. Così mi sembra di ricordare oggi don Luigi.
Il secondo richiamo mi viene dalle prime espressioni della lettera ai Corinti che abbiamo ascoltato. Preferisco tradurre “chiamato per essere mandato”, piuttosto che “apostolo per vocazione” o “chiamato per essere apostolo”. Il verbo greco vuol dire proprio mandare, “chiamato per essere mandato”. In due sole parole, non solo Paolo descrive sé stesso, ma anche possiamo trovare il racconto sintetico ed esaltante di ogni nostra esistenza: il mistero della elezione e della missione. La vita presbiterale e, in particolare quella episcopale, è continuità con la missione di Cristo. «Come il Padre ha mandato me, così io mando voi» (Gv 20, 20). La vita del cristiano è tutta raccolta in queste parole. Così è stato anche per la vita di don Luigi.
Nel Vangelo troviamo alcuni versetti del primo capitolo di san Giovanni che Giussani spesso ci ha commentato. Vi è racchiuso un passaggio prezioso: «Io non lo conoscevo». Ma come non lo conosceva? Se addirittura si erano conosciuti nel ventre delle loro madri. Avevano forse giocato assieme e passato assieme i primi anni della vita. Eppure due volte dice «non lo conoscevo». Vi è racchiuso in questa espressione un passaggio prezioso: dalla non conoscenza a una nuova esperienza di Cristo. Il Battista sapeva chi era Gesù, ma non ne aveva ancora conosciuto in profondità la missione. Nel momento del battesimo questa gli si apre davanti in una rivelazione trinitaria. Tutta la vita è un passaggio verso una conoscenza più vera, più carnale e più profonda assieme della persona di Cristo. Abbiamo la fortuna di essere attorniati da tanti testimoni che portano alla nostra mente e al nostro cuore raggi sempre nuovi della conoscenza di Cristo. Sono i santi che vivono con noi. Di tutto ciò rendiamo grazie durante questa celebrazione.
Così sia.
