L’omelia dell’Arcivescovo Delpini (esequie)

Duomo di Milano, Santa Maria Nascente, 5 gennaio 2022

I discepoli: l’appartenenza

Non si distinguono per santità, non si distinguono per una esemplare armonia e facilità di rapporti, non si distinguono per una inclinazione all’eroismo o per il coraggio della testimonianza.

Sono uomini come tutti, santi e peccatori, mediocri e litigiosi, generosi e disponibili. I discepoli si riconoscono perché “sono quelli che sono stati con Gesù” e formano la comunità che si raduna nella memoria e nel nome di Gesù.

Gesù, come testimonia il vangelo che è stato proclamato, li raduna, li istruisce, li rimprovera, li rende partecipi delle sue confidenze, celebra con loro la Pasqua desiderata, in quell’ultima sera.

Gesù si manifesta a loro radunati in casa a porte chiuse per timore dei Giudei, in quel primo giorno.

La fede, la povera fede dei discepoli, l’obbedienza al Signore l’obbedienza contrastata e inquieta dei discepoli, prendono la forma dell’appartenenza alla comunità che si raduna nel suo nome.

La cura di Gesù, la preghiera di Gesù, la priorità di Gesù sono per dare forma a una comunità di discepoli che con l’essere una cosa sola e con lo stile della loro fraternità siano segno per la fede del mondo. Perciò la Chiesa.

Ciò che separa dalla comunità impoverisce, esaurisce la fede delle persone. L’individualismo che l’epoca moderna ha insinuato anche nella gente della nostra terra suggerisce di indebolire le appartenenze, di cercare nel privato il principio della propria tranquillità e la condizione per realizzare la propria identità.

I discepoli di Gesù reagiscono all’individualismo e si radunano nella comunità imperfetta e irrinunciabile, nell’appartenenza decisiva per custodire la fede e praticare la carità ed essere testimoni della speranza seminata dalla risurrezione di Gesù.

Mons Luigi Negri ha vissuto con intensità la sua appartenenza alla Chiesa, la sua appartenenza al movimento di Comunione e Liberazione con i suoi modi perentori e il suo linguaggio tagliente. E noi celebriamo oggi la Pasqua di Gesù perché si compia per lui quell’essere di Cristo che introduce nell’appartenenza alla Chiesa nella comunione dei santi.

La vita della comunità: la grazia e il perdono

La vita della Chiesa è la grazia della convocazione che dà forma alla comunità cristiana. È la grazia di cui tutti viviamo.

È grazia! Il tesoro però è posto in vasi di creta, in uomini e donne segnate dalla fragilità e dalla meschinità. Perciò Gesù anche nell’ultima cena, ancora una volta corregge i discepoli che ha scelto.

Le loro discussioni rivelano quanto siano lontani dal condividere i sentimenti di Gesù: litigano per distribuirsi ruoli e discutono su chi sia da considerare più importante.

Nelle parole di Gesù si coglie forse un’eco di una certa esasperazione: voi però non fate così: chi tra voi è più grande diventi come il più giovane e chi governa come colui che serve (Lc 22,26).

Come potranno questi discepoli, così presi dalle loro beghe interne, diventare testimoni di Gesù che si fa offerta e sacrificio per loro, per la nuova alleanza che raduna un popolo nuovo?

Gesù risorto, dopo aver molto insegnato, dopo aver molto sofferto, infine effonde nel luogo dove si trovavano i discepoli lo Spirito della riconciliazione: «a colui a cui perdonerete…». La comunità dei discepoli non è una città ideale costruita nella sua perfezione ammirevole, non è una organizzazione perfetta definita per un funzionamento garantito.

È una comunità di peccatori perdonati, è sempre una trama di rapporti da ricucire, è sempre una fraternità che chiede riconciliazione, è sempre un popolo un cammino che conosce le stanchezze e le tentazioni, i doni di grazia e l’ardore per giungere fino alla terra promessa.

La comunità dei discepoli non può restare un luogo chiuso per timore delle ostilità e antipatie del mondo che sta intorno: con il dono dello Spirito diventa docilità al Signore risorto, diventa missione: «come il Padre ha mandato me, anche io mando voi» (Gv 20,21).

Celebriamo questo sacrificio della nuova alleanza per accompagnare Mons. Negri nel suo congedo da questa terra chiedendo che con i suoi scritti e il suo insegnamento, con il suo ministero e le sue sofferenze, anche ora interceda invocando per tutti lo Spirito della riconciliazione.

Così vogliamo ricordare e ringraziare Mons Luigi Negri, proprio in questa cattedrale, proprio in questa città.

In questa terra, in questa Chiesa, Mons. Negri ha scelto, approfondito, vissuto la sua appartenenza, si è sentito milanese e ambrosiano, come attesta la sua scelta che il suo funerale fosse celebrato anche nella chiesa di Milano, in rito ambrosiano.

Qui ha incontrato, scelto, coltivato il carisma di don Giussani e la sua appartenenza a Comunione e Liberazione.

Qui ora si celebra questo momento solenne del funerale con il mistero della nuova ed eterna alleanza che fa sintesi del suo ministero di prete, di intellettuale, di vescovo di San Marino e di Ferrara.

Qui ora gli amici e tutta la Chiesa ambrosiana lo accompagnano con la preghiera, l’affetto, la gratitudine per il bene compiuto.

Qui ora chiediamo che Mons. Negri preghi per noi per rendere più profondi i nostri rapporti, più intenso il senso di appartenenza, più abituale le vie del perdono e della riconciliazione.


S. E. Mons. Mario Delpini – Arcivescovo di Milano
Omelia esequie S.E. mons. Luigi Negri


(Tratto da: www.chiesadimilano.it)