A cinque anni dalla morte di don Pigi Bernareggi (22 gennaio 2021), lo ricordiamo attraverso le parole con le quali mons. Luigi Negri, in due diversi interventi (tra i tanti che si potrebbero citare), spiegò le origini dello slancio missionario di cui fu protagonista don Pigi, evidenziando in particolare come esso fosse connaturale all’esperienza di fede vissuta seguendo don Luigi Giussani.
«La parola missione equivale alla parola presenza ed equivale alla parola testimonianza. È il grande compito che Cristo ha lasciato ai suoi, quindi il grande compito di ogni battezzato: «mi sarete testimoni fino agli estremi confini del mondo» (At, 1, 8). Ero ancora al liceo, una mattina, stavo salendo le scale, erano le otto, vicino a Giussani e ad altri amici di GS della nostra scuola, e, a un certo punto, io e altri due o tre, quasi simultaneamente, abbiamo detto: «Don Gius, è troppo bello quello che viviamo per tenerlo solo per noi. Dobbiamo dirlo a tutto il mondo». La radice dell’impegno missionario è la stessa di questa intuizione degli anni del Berchet e la dilatazione dell’essere al Berchet è il mondo. Perciò deve vedersi in noi la preoccupazione per il mondo. I primi che sono partiti per il Sud America hanno testimoniato a noi, che vivevano la missione qui, che andavano a fare la stessa cosa in un contesto assolutamente nuovo ma con questa certezza: siccome era bello per noi, sarebbe stato bello anche per loro. Noi facciamo fatica a considerarlo ma è nata un’esperienza di movimento missionario nella Chiesa fra gente ancora minorenne che ha mantenuto per anni, almeno dieci, i suoi missionari pagando le decime settimanalmente o mensilmente, cioè decurtando quello che ricevevamo dai nostri genitori del 10%, del 20%, per mantenere la nostra gente che era là. Tuttavia, là è qua era lo stesso, non nel senso che fosse indifferente essere qui o là, ma essere là dava un significato, un’ampiezza, una visibilità, un fascino, una commozione grandi per noi e non si poteva dimenticare che Pigi Bernareggi un anno avanti a me, finita l’università, è andato a fare il prete a Belo Horizonte. Ma se io non fossi stato presente nel mio ambiente non mi sarebbe neanche venuta in mente la possibilità che qualcuno potesse partire in missione e, se anche qualcuno fosse andato, me ne sarei disinteressato. La Chiesa, perdendo il senso della missione nell’ambiente, ha perso anche il senso della missione «fino agli estremi confini del mondo».
don Luigi Negri, Alessandria, 2 ottobre 2004
Qui è possibile leggere il testo integrale dell’intervento
«Qual è il carisma? Il carisma di Comunione e Liberazione che abbiamo incontrato è la possibilità di vivere la fede come sangue e carne e non di viverla come acqua fresca. (…) Noi abbiamo incontrato un avvenimento di carne e di sangue in cui la fede è diventata metodo e, diventando metodo, la nostra identità è diventata compito. Mi ricordo, a tanti anni di distanza, che a una tre giorni di Varigotti nella quale era venuto a dir Messa l’allora Vescovo di Belo Horizonte (…), il primo che ha accolto il Pigi e gli altri, prima del 1964-67, prima dell’implosione del Movimento per l’attaccamento di alcuni alle proprie misure e all’ideologia, anziché al carisma nella sua corposità. E questo Vescovo, che parlava l’italiano come poteva, ad un certo punto disse: “Io, quando ho visto i vostri amici che sono venuti nella mia diocesi senza nessuna ragione, senza neanche che li avessi chiamati io…, non capivo bene … mentre adesso che metto in collegamento loro con voi, capisco una cosa: voi siete un Vangelo vivo. E di questo vi ringrazio”. Questa è la nostra identità».
mons. Luigi Negri, Ritiro di Avvento,
26 novembre 2006, Milano
L’omaggio di Claudio Chieffo offerto a don Pigi durante il Meeting di Rimini del 2006.
